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In arrivo 200.000 nuovi-vecchi docenti
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Quasi a voler bilanciare gli effetti pro-neolaureati del decreto sulla formazione iniziale dei futuri docenti (che peraltro andranno in cattedra solo dal 2008-2009) il ministro Moratti ha contestualmente annunciato misure per l’immissione in ruolo di ben 200.000 "precari storici" nei prossimi cinque anni.
Al MIUR devono aver fatto previsioni forse un po’ sovradimensionate sul tasso di pensionamento e di uscita dalla scuola degli attuali insegnanti a tempo indeterminato (e hanno rivisto la stima della relazione che accompagna lo schema di decreto sull’articolo 5 che parla "solo" di 18 mila posti all’anno), dal momento che i "precari" potranno contare solo sul 50% dei posti, essendo l’altro 50% riservato ai vincitori di concorso, e poi ai docenti che usciranno dai nuovi percorsi formativi universitari, che prenderanno il posto dei corsi di laurea quadriennali in scienze della formazione primaria e delle SSIS. Per quanto delusi, frustrati e burn out, sembra difficile che gli insegnanti che lasceranno la scuola nei prossimi cinque anni possano raggiungere la cifra di 400.000 unità (a meno che non siano considerati precari anche gli idonei delle graduatorie dei concorsi, e in tal caso la cifra si dimezzerebbe). Ma nei 200 mila vanno forse considerati anche gli Ata.
Quello che più colpisce nella più recente evoluzione della problematica riguardante il reclutamento dei docenti, è il ritorno alla grande delle "graduatorie" territoriali come criterio base per l’assegnazione dei posti: quasi inevitabile, probabilmente, per i "precari storici", i cui punteggi sono il frutto di sudate, pluriennali esperienze di lavoro; meno scontata per i nuovi docenti, per i quali si era ipotizzata una qualche forma di scelta da parte delle scuole tra i neolaureati specializzati, "più qualificati e più giovani", come ha detto la Moratti, e magari più disponibili ad essere scelti dalle scuole sulla base di criteri professionali. Ma il decreto legislativo parla inesorabilmente di "graduatorie regionali"... Come prima, come sempre.
Ma quei 200 mila posti sono veri?
Fuori dalle polemiche, la questione ora è una sola: l’attendibilità del piano, a cominciare proprio dalla verifica di quella cifra di 200 mila posti che qualcuno già considera sovrastimata.
Verosimilmente quei 200 mila dovrebbero essere riservati sia ai docenti sia al personale Ata: potrebbero essere 160-170 mila posti per docenti e 30-40 mila per gli Ata (se si adotterà il rapporto utilizzato per l’immissione in ruolo a settembre di 15 mila persone: 12.500 docenti e 2.500 Ata).
160-170 mila posti per docenti - da ripartire (50%-50%) tra iscritti in graduatoria permanente e idonei iscritti nelle graduatorie di merito dei concorsi – vorrebbero dire 32-36 mila posti all’anno.
Sembrerebbero un po’ troppi, visto che lo stesso Miur nella relazione di accompagnamento del testo del decreto legislativo per l’art. 5 parla di un turn over di 18 mila posti.
A settembre 2004 sono andati in pensione 16.533 insegnanti (17.497 l’anno prima e 15.589 nel 2002): verosimile, dunque, la stima di un turn over intorno alle 18 mila per i prossimi anni (a cui vanno aggiunti 6-7 mila pensionamenti Ata all’anno) per un totale nel quinquennio di 90 mila posti liberi di docente e 30-35 mila per Ata.
C’è da dire però che attualmente i posti vacanti per mancata o insufficiente immissione in ruolo sono diverse decine di migliaia; il che consentirebbe di distribuire questa preziosa riserva negli anni successivi, rendendo plausibile il piano annunciato dal ministro.
I posti dell’organico di diritto dei docenti attualmente privi di titolare sono 37.821 (8.401 nella scuola dell’infanzia, 16.038 nella primaria, 8.926 nella primo grado e 4.456 nelle superiori).
Circa 44 mila posti sono vacanti tra il personale Ata. Nell’immediato, dunque, sarebbero possibili oltre 81 mila assunzioni in ruolo sulle disponibilità esistenti.
Se a questa dote iniziale di posti si aggiunge la dote annuale di 25 mila posti per turn over (18 mila docenti e 6-7 mila Ata), si arriva nel quinquennio a 200 mila assunzioni, come nella previsione Moratti: circa 130 mila docenti e 70 mila Ata. Dunque, se si vuole, si può (da Tuttoscuola – 1° marzo 2005).
Tabelle comparative
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