Nel nostro Paese si è legati ancora ad un modello culturale che tende spesso a contrapporre il sapere al saper fare, la conoscenza teorica alle competenze tecniche e pratiche, tanto che molti giovani non incontrano il lavoro e il lavoro non incontra i giovani.
Pertanto pare sia il momento di ristabilire pari dignità tra cultura classica e cultura tecnica, scientifica, imprenditoriale.
Tutti i lavori sono oggi cognitivi, la conoscenza cioè risulta essere il fattore decisivo nella produzione e nell’economia. Occorre dunque abbandonare la dicotomia tra formazione culturale e attività lavorativa, per evitare che ne facciano le spese i giovani e le imprese. Proprio per costruire questa sorta di ponte i nuovi Istituti tecnici vedono sottolineata la propria funzione e la propria importanza sociale, economica e formativa.
Il progetto di riordino dell’istruzione tecnica intende rilanciare a pieno titolo questa tipologia di istituti quale “migliore risposta della scuola alla crisi, perché favorisce la formazione del capitale umano necessario per il rilancio del Made in Italy e perché consente una pluralità di scelte formative”.
I nuovi istituti tecnici saranno raggruppati in soli 2 settori (Economico e Tecnologico) e 11 indirizzi ed avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione di 60 minuti, mentre nel precedente ordinamento venivano svolte 36 unità di 50 minuti.

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