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Esami di stato: si cambia?

 

 

Esami di stato: stessa musica o si cambia?
Analisi e proposte dell'ADI

Serietà: un problema di commissioni?

Nel momento in cui il governo ha deciso di rimettere mano all'esame di stato con la dichiarata finalità di renderlo più serio, cominciando dalla composizione delle commissioni, l’ADI, chiamata a esprimere un parere al riguardo, ha affrontato la questione ripercorrendo l'evoluzione delle commissioni e dei risultati dell'esame di stato dalla sua istituzione (riforma Gentile 1923) ad oggi. Dalla storia tracciata e da tutti i dati rilevati risulta che dall'avvento della scuola di massa il problema della “serietà” ha poco o nulla a che fare con la composizione delle commissioni. Dopo la riforma del 1969, si sono avute tre tipologie di commissioni:
1) tutta esterna con il solo commissario interno,
2) metà esterna e metà interna,
3) tutta interna con il presidente esterno.
I promossi con le tre combinazioni variano dal 95% al 98%. Il problema, allora, è altrove e occorre individuare i veri nodi della questione. (si legga sul sito l'intera evoluzione e storia dell'esame di stato, commissioni e risultati)

Sei nodi da sciogliere

- 1° nodo: più indicatori per un quadro attendibile della situazione
Un bilancio obiettivo dei risultati non può limitarsi alle votazioni dell'esame di stato e alla percentuale di promossi rispetto ai candidati, ma deve considerare anche la percentuale di studenti iscritti al 1° anno che arrivano dopo 5 anni all'esame di stato. La dispersione è clamorosa, e colpisce in particolare i tecnici e i professionali. Ma c’è altro: all'alta dispersione si accompagna un costante abbassamento del livello generale degli apprendimenti. Su questo insieme di questioni occorre intervenire (si leggano sul sito le soluzioni proposte)

- 2° nodo: Valore legale del titolo di studio e accesso all'università
Il “valore legale” del titolo di studio ha perso il suo significato originario, non è più l'elemento determinante per l' accesso all'università. Ogni anno si allunga la lista degli atenei, che "snobbano" gli esiti dell'esame di stato e utilizzano propri test di accesso. Una situazione anomala rispetto agli altri Paesi, su cui occorre intervenire con nuove proposte. (si legga  sul sito l'esame di stato negli altri Paesi esaminato nel 2° nodo)

- 3° nodo: L'anomalia italiana della scolarizzazione fino a 19 anni
La legge 53/03 attribuisce due finalità al 5°anno:
1. completare il percorso secondario di studi
2. approfondire le conoscenze per il successivo accesso all’università.
Le due finalità sono inconciliabili, perchè è impensabile accrescere l'attuale bulimia dei curricoli e delle discipline. Occorre quindi, secondo l'ADi, finalizzare il 5° anno al percorso di studi successivi o all'abilitazione alla professione, un primo passo nella direzione giusta, considerato peraltro che l'Italia è l'unico Paese dove le scolarizzazione si prolunga di un anno oltre la maggiore età.

- 4° nodo: Svolgimento delle prove, anticipi al 4° anno
Per risolvere il dilemma delle due finalità del 5° anno e relativo esame, ci vengono in aiuto sia il sistema francese che quello inglese, con la procedura degli anticipi di alcuni esami di carattere generale, al penultimo anno. (si leggano sul sito le soluzioni analizzate nel 4° nodo)

- 5° nodo: Commissioni d'esame e gestione delle prove
Per quanto riguarda la proposta di prove anticipate al penultimo anno, appare credibile l'ipotesi di commissioni interne. Il confronto dei risultati con quelli conseguiti nelle prove dell'INValSI, contribuirà a costruire la carta d'identità della scuola. Per quanto riguarda gli esami finali rivolti all’accesso all’università e all'istruzione e formazione tecnica superiore le prove devrebbero necessariamente essere predisposte e gestite dall'esterno. La soluzione può ricercarsi o in apposti enti certificatori o in commissioni miste di docenti della secondaria di 2° grado e delle università o istituti di istruzione tecnica superiore.

- 6° nodo: Il ruolo dell'INValSI
La legge 53/03 in vigore stabilisce che una parte degli esami sia interna e una parte esterna predisposta e gestita dall'INValSI. La Direttiva n. 27 del 14 marzo 2006 inviata dal MIUR all'INValSI stabilisce che l'Istituto deve predisporre le prove esterne degli esami di stato per l'anno scolastico 2006-2007. Le nostre critiche all’INValSI sono note, ma nel caso in cui si decida per soluzioni minimali e per la commissione mista, tanto vale applicare la legge in vigore, demandando una parte delle prove all’esterno, per l'appunto all’INValSI o enti certificatori ad esso collegati, con gestione regionale. Sarebbe quantomeno un utile passo per non perpetuare dannose lacerazioni sulla scuola fra maggioranza di governo e minoranza.

Conclusioni


Nelle conclusioni l ’articolato documento dell’ADi, da un lato afferma che si possono anche apportare temporanei palliativi (e se ne indicano alcuni), con la consapevolezza però che non sposteranno di una virgola i problemi della scuola, dall’altro sostiene l’esigenza di affrontare i nodi veri della secondaria superiore. Fra questi la piena attuazione del diritto dovere all’istruzione e formazione a 18 anni (con qualifiche triennali, diplomi quadriennali, diplomi quinquennali, qualifiche e diplomi accessibili dall'apprendistato), anziché il ripristino della legge sull’obbligo scolastico a 16 anni (inaugurato da Berlinguer in prima istanza ai 15 anni) che non migliorò di una virgola il problema della selezione e degli abbandoni.

 


Quaeta non movere, mota sedare.
La relazione del ministro al Forum delle associazioni dei docenti e dirigenti.


  - Si riporta la sintesi dell’intervento del ministro Fioroni in apertura del Forum delle associazioni dei docenti e dirigenti scolastici convocato sul tema degli esami di stato il 12 luglio 2006.

Esame di stato
Un disegno di legge entro ottobre o approvazione con la fiducia in finanziaria

”Sull’esame di stato gradirei avere da voi un contributo semplicemente tecnico.(…). Io presenterò un disegno di legge al Consiglio dei Ministri l’8 agosto, (…) non ho la pretesa di metterci dentro tutto, solo alcune cose e poi affidarle al Parlamento. Se si riesce prima di ottobre ad attuare una discussione seria e approvarlo, bene, diversamente sarà approvato con la fiducia in finanziaria. In ogni caso il prossimo anno io farò esami di maturità diversi.(…). C’è stata una serie di contributi di riflessione, autorevolmente posti su vari mezzi di comunicazione che addirittura (….) hanno proposto di spostare l’esame al quarto anno, e utilizzare il quinto anno per l’accesso all’ università. A parte che questa cosa mi sembra singolare (…), dobbiamo ribadire che noi l’esame di maturità lo lasciamo dov’è e, intanto, cominciamo a modificare commissioni e i presidenti. (…)”

Le commissioni
“Se fosse per me, farei una commissione tutta di commissari esterni e con un solo membro interno, che è l’unica che ho provato sulla mia pelle. Purtroppo ci sono le note difficoltà economiche, e allora bisognerà fare delle mediazioni.”

Gli “ottisti”
“C’è una singolare cosa secondo cui se uno prende un buon voto, fa 4 anni invece di 5 (I presenti: “gli ottisti”). Gli ottisti, per l'appunto (…). Io inviterei a riflettere se avere tutti 8 sia sufficiente per giustificare che uno fa la “quintina”, invece che la “primina”. Questo mi preoccupa. Rimane comunque il problema di dare incentivi all’eccellenza (…) ”

I debiti e i crediti
“L’altra riflessione riguarda i debiti.
Io non ho ancora capito chi garantisce che il debito sia stato superato e quando. (…) Occorre qualche elemento di certezza su quando il debito debba essere recuperato, che non sia dopo l’esame di maturità! Mi hanno spiegato che è una questione di congelamenti e scongelamenti, ma di queste cose io me ne sono occupato solo per gli embrioni (…). Mi chiedo: se uno in quinta ha un certo numero di debiti, fa l’esame lo stesso? (I presenti:“non c’è più lo scrutinio di ammissione”) Rifacciamolo!
C’è un altro punto che a me dà tecnicamente fastidio, e lo dico da universitario che ha partecipato a milioni di commissioni per l’ammissione alla facoltà di medicina. Uno stato nel quale 5 anni di curricolo scolastico e un esame di maturità non valgono niente, non è serio.(…). E’ anche vero che se mio figlio ha da tre anni il debito in matematica, prende più di 80 alla maturità e si scrive alla facoltà di fisica, la cosa è abbastanza singolare.(…) Io credo che sia difficile dire che chi ha un debito non si iscrive a una certa facoltà, però occorre predisporre un meccanismo che tenga conto delle sue propensioni. Si potrebbero fare due cose:
1) proporre che i test d’accesso all’università siano fatti con la presenza di insegnanti della scuola superiore da cui provengono i ragazzi, in modo che si tenga conto di quello che hanno fatto;
2) trovare il modo di avere un’ integrazione di docenti universitari entro la scuola, che tengano una serie di lezioni l’ultimo anno. (…)
Questi sono alcuni dei punti relativi all’esame di stato, su cui in questo mese ho riflettuto, per fare un disegno di legge che lo renda una cosa dignitosa.”

Incentivi alle eccellenze
“Altro argomento che voglio sottoporvi: come incentivare le eccellenze.
Io ho visto ragazzi con me negli scout , che si erano appassionati alla matematica e fisica e hanno cominciato a partecipare ad un gioco nazionale o europeo. (…) Alla fine i migliori riuscivano ad acquisire crediti, che consentivano di andare un mese ad Oxford, poi negli Stati Uniti, ecc.. Perché non vi applicate a vedere se si può costruire un meccanismo che permetta ai ragazzi eccellenti di acquisire crediti traducibili in master di formazione, esperienze all’estero, ecc..?
Ieri ho fatto una chiacchierata con coloro con cui avevamo una convenzione con la RAI. (…) Per anni il servizio pubblico televisivo ha fornito, tramite le fiction, un’idea di un certo standard di ragazzo vincente. Ora sta partendo una nuova fiction che sarà trasmessa alle 13, prima del telegiornale, e continuerà dopo. Questa potrebbe essere direttamente collegata ai programmi televisivi per la scuola. E potrebbe essere utilizzata per far passare una nuova immagine di ragazzo che studia e si applica,(…) potrebbe diventare un veicolo per creare nuovi stimoli alle eccellenze. (…) Quando saranno pronte le ipotesi dei tre programmi televisivi che ci riguardano, pregherò il direttore Minoli di fare un incontro con voi.”

L’utilizzo del Forum
Dopo alcuni interventi, il ministro ha riproposto le seguenti posizioni:

“Quello che vi chiedo è un bel riassunto collettivo, non la posizione dei singoli.(...)
Io sono convinto che ci deve essere un rapporto fra il tempo che trascorriamo insieme e i risultati che il tempo produce. (…) Io non ho nominato consulenti e non intendo nominarli. Vorrei invece vedere se (…) questo tavolo può svolgere il lavoro di consulenza (…). Vorrei ripetere di nuovo alcuni concetti: non voglio presentare un disegno di legge esaustivo sull’esame di maturità, ma un segnale, neanche politico, pratico, (…) perché quelli che vivono nel mondo della scuola percepiscano che si è avviato un cammino . Questo vale per l’esame di maturità, per il discorso degli incentivi all’eccellenza (…). Sappiate che sono cose che comunque io farò (…).
Ieri è stato approvato il decreto sulla proroga di 18 mesi, è legge dello stato. Appena avrò le conclusioni dell’ARAN sul tutor, sul portfolio, ve le presenterò.”

Istituito il gruppo che esaminerà le Indicazioni nazionali
“Infine una cosa singolare che ho fatto: si riunirà dalla settimana prossima un gruppo formato da 30 insegnanti elementari e 30 direttori didattici, scelti dal calcolatore a caso fra quelli assunti negli ultimi 5 anni e quelli che vanno in pensione fra 2 anni, del nord, centro e sud, a cui in 20 giorni farò leggere le Indicazioni nazionali, per avere poi un documento. Quel documento vi sarà dato, sapendo che è stato fatto da persone che non sono né del sindacato, né di alcuna corporazione professionale. Potremmo aver scelto i migliori o i peggiori della scuola, le uniche caratteristiche che hanno è che la metà di loro ha passato tutta la vita nella scuola, l’altra metà ci è appena entrata.

Per le altre cose vi assicuro che se riuscirete a condividere fra voi alcuni punti minimali, io li inserirò nel decreto. (…)”



         
   
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