Sì all'open source nell'istruzione. Ma servono professionisti adeguati.
Largo al software libero nella scuola. L'importante è che sia una scelta compiuta in base alla valutazione del rapporto fra costi e benefici. E' la conclusione a cui è giunta dopo cinque mesi di lavoro la commissione sull'open source creata in gennaio dal ministro per l'Innovazione e tecnologie Lucio Stanca e presieduta da Angelo Raffaele Meo del Politecnico di Torino. Del gruppo di esperti ha fatto parte anche Alessandro Musumeci, direttore generale del servizio per l'automazione informatica e l'innovazione tecnologica del MIUR.
L'Indagine conoscitiva sul software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione ha radiografato utilizzo e costi del software negli uffici pubblici italiani. Il rapporto stilato dalla commissione (disponibile in formato Pdf sul sito del Mit) esamina tre aree di interesse nazionale: l’istruzione, l’industria, la ricerca. Il paradigma del software OS, viene sottolineato, comporta implicazioni culturali e sociali come la circolazione del sapere, la libertà di divulgazione scientifica dei risultati della ricerca ed il dibattito sulle questioni connesse con la tutela del diritto d’autore. Il rapporto fra software OS ed istruzione, sia scolastica che universitaria, non è perciò riducibile a un fatto meramente tecnologico.
Sul piano didattico il software OS è importante non solo nell’insegnamento dell’informatica e nella didattica specialistica per gli studenti delle scuole tecniche, ma anche per l'insegnamento delle varie discipline. Nel funzionamento delle infrastrutture informatiche il software OS entra invece in gioco con l’adozione del sistema operativo Linux sui server, nella gestione di reti e servizi in rete, nell’uso di suite di office automation OS su client.
Il software OS può avere un ruolo significativo, osserva il rapporto, a patto di identificarne con precisione l’ambito ed il ruolo e di creare professionisti adeguati. In particolare, vi sono quattro aree in cui si ritiene di poter intervenire: utilizzo diretto di prodotti open source, analisi e studio di codici, sviluppo e integrazione di e con codice OS, modifica e riuso di risorse OS per la didattica ed i servizi di rete.
L’unità di progetto MIUR dell’EDS 2 ha cominciato a considerare l’eventuale approccio a soluzioni software open source circa tre anni fa e fino ad oggi sono stati realizzati diversi progetti che erogano servizi IT (interni ed esterni al ministero) basati parzialmente o completamente su tecnologie software OS. Tra le più significative, l'infrastruttura (centrale e dipartimentale) per il Training Center MIUR (TRAMPI) con accesso autenticato da internet per oltre 85.000 utenti; realizzazione di servizi applicativi in modalità web (Linux/390) con accesso da intranet ed internet; sistemi cluster dipartimentali basati su Linux dove operano diversi servizi (email, web, file-transfer, file-sharing); sistema di generazione delle stampe online (SiWeb) da applicazioni OS/390 MVS/CICS in formato elettronico Acrobat PDF.
Di certo l'interesse per il software OS nelle scuole italiane è in crescita. L’utilizzo effettivo si limita però a casi esemplari, concentrati per lo più in istituti tecnici o professionali dove l’informatica è materia di insegnamento e spesso si tratta di esperienze legate a casi di eccellenza specifici o locali difficilmente riproducibili su larga scala e nella fascia della scuola di base. Da segnalare due iniziative di punta. Una è D-Schola, la rete piemontese di comunicazione tra 23 istituti in prima fila nell'uso delle ICT, che ha recentemente aperto sul proprio sito un'intera sezione dedicata al software libero. L'altra è l'esperienza dell'Istituto Keynes in provincia di Bologna, che grazie a Linux ha costruito una rete informatica importante sfruttando le enormi potenzialità che caratterizzano questo sistema operativo per rispondere in modo sempre più efficiente alle esigenze di comunicazione, condivisione delle informazioni, supporto alla didattica, protezione e sicurezza dei dati.
Le principali difficoltà che si incontrano per l’introduzione del paradigma OS consistono nel far accettare un cambiamento rispetto agli standard che il mercato home computing ha imposto e nella mancanza di release su piattaforme software OS di alcuni comuni applicativi. C'è poi la carenza di risorse umane professionali competenti nelle scuole, dato che già sono insufficienti le figure di It-Administrator sia per sistemi proprietari sia per sistemi non proprietari. Un altro punto critico è quello dell’integrazione fra diverse piattaforme proprietarie e OS (già sussistono difficoltà connesse con la convivenza di piattaforme Microsoft con ambienti Mac...). Ultima, ma non meno importante e determinante, è la necessità di scambio di dati e documenti fra scuole e PA locale e centrale, che si collega al bisogno di adottare misure a favore dell’uso di formati aperti. Uno dei primi passi del Mit sarà proprio emanare una direttiva che renda obbligatorio per le Pubbliche amministrazioni (e dentro ricade anche il mondo della scuola) l'uso di almeno un formato aperto dei dati per consentirne l'accesso e la tutela del patrimonio informativo. Verranno poi promossi contratti con le aziende leader delle tecnologie e dell'informatica per garantire l'accesso ai codici sorgente dei pacchetti acquisiti su licenza dalla Pa e consentire la loro libera circolazione per i processi di produzione, distribuzione ed evoluzione.
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