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Quasi 4 diplomati su 10 si sono pentiti dell'istituto superiore prescelto. L'orientamento, strategico per la scelta dell'università e per il futuro occupazionale degli studenti, risulta un momento delicato soprattutto alla fine della scuola media, quando le componenti evolutive giocano un ruolo importante. È quanto emerge dai dati di una ricerca condotta dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea, a cui già aderiscono 40 università italiane, e dall'associazione AlmaDiploma, che traccia il profilo dei diplomati del 2004.
L'indagine, che sarà presentata alla rassegna Campus, è stata condotta su un campione rappresentativo di 4 mila diplomati usciti da 31 scuole: 28 toscane e 3 di altre regioni.
Dall'indagine risulta che, se da una parte il 60% dei diplomati, potendo, confermerebbe la propria scelta scolastica, il 36% invece la cambierebbe (il 3% non risponde). L'orientamento dopo la scuola media inferiore, e probabilmente le scelte operate allora dalla famiglia, risultano evidentemente insoddisfacenti se è vero che una quota così importante di giovani, potendo, tornerebbe indietro e cambierebbe scuola. Si tratta infatti di un'informazione significativa: basti pensare che il dato analogo riferito agli studenti universitari non arriva al 5%. Un fatto, quello del pentimento degli studenti alla fine del secondo ciclo di studi, che fa riflettere in merito alla delicatezza dell'orientamento dei ragazzi lungo tutto il percorso di studi e soprattutto alla fine della terza media. Un momento delicato, quello, per un ragazzo e per le sue scelte formative, dove ha molto peso l'influenza delle figure di riferimento, della famiglia e degli stessi professori.
Ma anche della madre, conferma Andrea Cammelli, presidente di AlmaLaurea. ´All'inizio dell'adolescenza si verifica un vuoto di orientamento non sempre colmabile dalla scuola. Il vero ruolo dell'orientatore, a quell'età, è giocato soprattutto dalla madre'. Dalla ricerca risulta, infatti, che il grado di istruzione della madre è determinante per la scelta del tipo di diploma, sull'esito degli studi secondari superiori e sulla probabilità di accesso agli studi universitari. Il titolo di studi del padre ha, invece, un'incidenza minore, soprattutto nella fase di passaggio fra scuola media inferiore e superiore, mentre risulta più determinante prima e dopo il diploma. Nella biografia dello studente, insomma, interviene un passaggio più affettivo che intellettuale, meglio interpretato e supportato dalla figura materna. E gli insegnanti? ´Il ruolo dell'orientatore non è improvvisabile', sottolinea Cammelli, che aggiunge: ´L'insegnante diventa determinante ai fini dell'orientamento dei giovani quando ha le competenze giuste, altrimenti il suo intervento rischia di essere marginale se non rischioso. L'auspicio', conclude Cammelli, ´è che questo tipo di ricerca possa essere ripetuta anche nelle altre regioni d'Italia'.
In questo senso AlmaLaurea potrebbe ricevere sostegno dal settore educazione di Confindustria, intenzionato ad appoggiare una generalizzazione della ricerca. |