La preside: non ci sono state violenze. La procura apre un fascicolo.
Ragusa: l'ipotesi del bullismo dietro il gesto dei tredicenni.
RAGUSA - L'ultimo, Damiano, si è tolto la vita il 15 aprile scorso. A metà mattinata ha fatto chiamare i genitori dicendo che stava poco bene. La madre è andata a prenderlo a scuola, lo ha lasciato a casa ed è tornata a lavoro. Al rientro lo ha trovato morto: impiccato con un lenzuolo. Nonostante fosse alto come un uomo già fatto, Damiano aveva appena 13 anni. La stessa età di Marco morto suicida due mesi prima, l'8 febbraio. Anche lui si è impiccato nel garage di casa. Damiano e Marco forse si conoscevano appena ma andavano nella stessa scuola, la media "Quasimodo". La stessa frequentata da un altro ragazzo di 12 anni, morto suicida 5 anni fa. Tre suicidi, tre studenti della stessa scuola. Forse si tratta solo di tragiche coincidenze ma ce n'è quanto basta per far scattare l'allarme. La "Quasimodo" con i suoi 650 alunni sorge in una zona periferica, ma residenziale, dove ha trovato casa il ceto medio di Ragusa. Una buona scuola. Eppure secondo le segnalazioni all'interno si verificherebbero episodi di bullismo. Soprusi ai danni dei soggetti più deboli che spesso non hanno il coraggio di ribellarsi per paura di ritorsioni. Atti di prevaricazione che potrebbero essere all'origine della catena di suicidi. Una tesi tutta da dimostrare ma che sta già inducendo molte famiglie a chiedere il trasferimento dei figli in altre scuole. La magistratura ha aperto un'inchiesta: "È un atto dovuto - dice il pm Monica Monego - ma non si procede per istigazione al suicidio come è stato erroneamente detto. Non è stata formulata alcuna ipotesi di reato neanche contro ignoti". Cauta anche la polizia. "Anche noi abbiamo raccolto queste voci di bullismo - afferma il dirigente Giuseppe Bellassai - ma al momento non c'è alcun nesso con i suicidi".
L'allarme però è forte. Tanto che il sindaco Tonino Solarino ha convocato tutti per lunedì. Insegnanti, genitori ed esperti dovranno cercare di capire cosa sta avvenendo alla "Quasimodo". Marco veniva apostrofato con l'appellativo di "cinese" per via delle origini della madre, mentre Damiano era deriso per la mole. Sarebbero state scritte anche frasi ingiuriose nei loro confronti. Cancellate, secondo le testimonianze, dopo la loro morte. Quanto al ragazzo morto 5 anni fa si racconta di pesanti apprezzamenti perché i genitori erano contadini. "Bulli? Ma no. C'è qualcuno che fa lo spavaldo - affermano alcuni ragazzi -: 5 o 6 che si comportano così perché sono più grandi. Ma niente di pesante". Ma tra gli investigatori c'è anche chi ipotizza un clima di reticenza all'interno dell'istituto.
Può tutto ciò spiegare gesti tanto gravi? O si tratta di comportamenti che rientrano nei limiti, come ritiene la preside. "Tra i ragazzi ci può essere qualche scaramuccia - afferma Giuseppina Varcadipane - ma da questo a parlare di bullismo. Il suicidio ha radici misteriose e bisogna stare attenti a parlarne troppo, perché si corre il rischio di spingere all'emulazione con danni ancor più gravi". L'associazione docenti cattolici invece contesta la linea della preside: "Quei ragazzini sono morti per le violenze verbali dei più grandi - dichiara il presidente nazionale Alberto Giannino -: hanno preferito la morte ai soprusi, alle angherie e alle aggressioni verbali dei più grandi. E i professori cosa hanno fatto?". Dopo l'ultima tragedia, uno psicologo è stato chiamato a tenere un corso agli insegnanti per aiutarli a riconoscere gli indicatori del disagio.
Il suicidio di tre adolescenti resta comunque inquietante. Un fenomeno che però non tocca solo questa scuola. Allargando l'inquadratura si scopre che a Ragusa c'è un'altissima incidenza di suicidi. Un mal di vivere attraversa la popolazione di questa parte dell'isola. Solo nell'ultimo mese nel ragusano si sono suicidati altri due quattordicenni. Mentre la città e tristemente nota per i suoi tre ponti sulla valle San Leonardo dove la contabilità delle vittime è difficile da tenere e dove è stato necessario issare delle imponenti inferriate per frenare l'inspiegabile corsa a rinunciare alla vita.
(Corriere della Sera - Sabato, 7 Maggio 2005 - Alfio Sciacca)